PIANGERE NON E’ SINONIMO DI DEBOLEZZA

    piangere per dare sfogo alla tristezza

     

    “Ma che mi piangi” , “non si piange” sono le frasi che tutti noi abbiamo ascoltato almeno una volta nella nostra vita.
    Sempre più spesso mi capita di incontrare genitori, insegnanti, educatori che non accolgono il pianto di un bambino ma gli insegnano che piangere sia “inutile”. Ci troviamo in una cultura che ci insegna a castrare il pianto, questo viene etichettato come infantile e da persone deboli!
    La confusione che circonda il pianto assume grandezze estreme: si piange quando si sente la paura, quando si sente la rabbia. La confusione legata alle emozioni deriva da una inibizione delle stesse.
    Sempre più alla domanda “cosa è che ti fa piangere?” la risposta è “perché sono arrabbiato!”
    In generale il pianto è manifestazione della tristezza e questa ha bisogno di consolazione.
    Oltre al fatto che piangere fa bene all’organismo, fa bene alla persona in quanto tale! Per piangere, nella nostra cultura, ci vuole coraggio.
    Coraggio di ascoltarsi, di entrare in contatto con la tristezza, di dare spazio a questa affinchè si possa mostrare nella sua forma più pura, far in modo che il giudizio non blocchi il flusso e infine lasciare che le goccioline dagli occhi visitino il volto.
    Credete ancora che piangere sia per deboli??

     

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