SOGNATORI DI VACANZA

    +il viaggio come riscoperta del sé

     

    Quanti in questo momento sognano una vacanza? In quanti avevano riposto nel 2020 l'aspettativa di un viaggio? In quanti non potranno partire quest'anno?
    Viaggi annullati, vacanze disdette e soggiorni rimborsati: è questa la nostra realtà in un momento storico così particolare.
    Mentre raccolgo i miei pensieri, mi viene in mente che l'uomo è un essere in movimento e che l'etimologia della parola "partire" riporta ad un significato ampio del termine "separare", ovvero "allontanare". E dunque, se il viaggio fosse una metafora di vita?
    È possibile vedere un'analogia tra il viaggio inteso come la scoperta di nuovi luoghi e il viaggio inteso come la scoperta di sé.
    Infatti, il viaggio nelle sue fasi di partenza percorso e arrivo può essere paragonato all'esperienza di vita che la persona compie dalla nascita, passando per l'età adulta e infine arrivando alla morte. È un ciclo: il viaggio della vita!
    La partenza e il suo opposto, la fine, rappresentano l'esperienza individuale dalla nascita alla morte. La nascita, come esperienza di distacco dalla madre, conserva in sé tratti della morte.
    Margaret Mahler ipotizzò la fase di separazione-individuazione del bambino nella quale vi è la separazione dalla mamma, vista come base sicura, per il raggiungimento di un'autonomia sempre maggiore. Pertanto anche qui è possibile fare una similitudine con il viaggio: il processo individuato rappresenterebbe la partenza, ovvero l'allontanarsi dal proprio posto di appartenenza per recarsi in un luogo nuovo, in cui si ritrovano nuovi modi di fare, di vivere, nuove abitudini, rompendo la routine quotidiana. Viaggiare significa anche avere una possibilità di svago dalla vita lavorativa e quotidiana. Volendo utilizzare i termini della Mahler, possiamo intendere il viaggio come l'allontanamento dalla base sicura.
    Si può, perciò, vivere un viaggio come un'occasione per riconquistare la propria libertà e creatività e la possibilità di riavvicinarsi a parti "alienate di sé".
    Ovviamente, affinché questo avvengo, vi è la necessità di mettersi in gioco, di affrontare l'ansia dell'imprevisto e del "nuovo" che ogni viaggio, anche il più organizzato, comporta.
    La stessa scelta della meta permette di cogliere la possibilità di costruzione dell'immagine del sé, dal momento che si è spinti a cercare una località turistica in base a caratteristiche personali. A volte, un viaggio ha un valore "terapeutico" inteso come benessere, certamente non può funzionare da solo ma riserva un grande aiuto. L'arrivo nella località prescelta rappresenta un primo traguardo raggiunto, dopo di che la persona è spinta a ricercare altri traguardi. La fase di arrivo è caratterizzata da una pausa e da uno scioglimento delle ansie e paure accumulate durante il tragitto. A giocare un ruolo di grande importanza sono le aspettative che la persona si è costruita durante la partenza e dunque c'è una prima conferma o disconferma di tali. Maggiore è l'accordo tra le aspettative e la realtà del viaggio, maggiore sarà la soddisfazione della persona. La fine del viaggio, il rientro, rappresenta una chiusura del ciclo, la chiusura di una Gestalt dove, spesso, l'emozione regina è la nostalgia. A sostegno della nostalgia, la persona tende ad acquistare souvenir del luogo o ad accumulare e visionare più volte le foto del viaggio appena concluso. Per mesi i social saranno invasi da foto di viaggio. Ripercorrendo, nuovamente, l'etimologia della parola souvenir si scopre il significato di "venire in aiuto".
    A questo punto ecco che abbiamo a che fare con un "feticcio": vengono assegnati al souvenir significati diversi in base all'esperienza vissuta. Attraverso il souvenir il viaggiatore è in grado di raccontare e narrare il viaggio. Spesso il souvenir rappresenta l'appagamento dei bisogni di un viaggio appena terminato e connotato di tanta meraviglia.

    indietro

    © 2018 Anna De Martino Psicologa Psicoterapeuta |Roccapiemonte, Maiori (Salerno) | Seguimi anche su