COVID-19: QUAL È LA SITUAZIONE ATTUALE


    Le persone, tante, iniziano a mostrare segnali di insofferenza.
    Prima del covid-19, le nostre case erano punti d'appoggio, più che rifugi vissuti. Al mattino, i genitori in fretta e furia si preparavano per andare a lavorare, lasciando i bambini a scuola o nelle ludoteche, strada facendo.
    I bambini erano costretti, a volte, a seguire gli orari d’ufficio dei genitori (o di uno dei due), quindi, dopo la scuola, la lezione di violino, la lezione di danza, il calcio, la piscina, ecc. Insomma, bambini super impegnati!
    Ora si è “fermato tutto”, si è costretti a casa, la valvola di sfogo è venuta meno.
    Cosa ha prodotto questa quarantena? In molte persone, solo rabbia.
    Troppo disagio nelle famiglie: genitori “costretti a gestire” i bambini 24 ore su 24... impresa difficile, non essendoci abituati; i coniugi “costretti a frequentarsi" giorno e notte, questo ormai non consueto, se non nei weekend (comunque, con spazi e momenti di respiro).
    Il divieto di una passeggiata non aiuta. Sembra banale, non lo è! La possibilità di lasciare l'abitazione per poco tempo, rimanendo a pochi metri da casa rappresenta un vero e proprio "salva vita”… bisogna accontentarsi!
    Riassumendo:
    • chiusi in casa, magari in un piccolo appartamento;
    • niente lavoro, niente svago;
    • niente contatto sociale, se non virtuale;
    • no alle passeggiate;
    • no allo sport, neppure all’aria aperta;
    • sì al terrorismo psicologico dei media;
    • sì alla disinformazione (fake news)
    Come sentirci rassicurati? Chi ci tranquillizza?
    I 600 euro, purtroppo, non ci tranquillizzano per nulla, anzi sono fonte di dissapori, ci mettono difronte a difficoltà burocratiche, ci fanno fare i conti con mille dubbi: " mi spettano o non mi spettano, rientro o meno nei criteri per richiederli?" Ansia. Preoccupazione. Stress.
    Le domande che ci poniamo quotidianamente sono strettamente legate all'incertezza di questo momento: riprenderò il mio lavoro? Riuscirò a ripartire da dove mi sono dovuto fermare dopo tanti sacrifici?  Riuscirò ad arrivare a fine mese?
    E... in estate riuscirò a permettermi una vacanza?
    La vacanza rappresenta per molti il momento tanto atteso dopo un anno di lavoro. È una banalità? No! Non è banale, non è superfluo! Si tratta di un desiderio, si tratta di vivere e non di sopravvivere.
    Eppure un “desiderio” pubblicato ora sui social dà il via ad una marea di commenti tesi a minimizzare, banalizzare e criticare il desiderio stesso, soggettivo e privato!
    Prendere un caffè al bar è un desiderio? Si, e di tutto rispetto!
    Tutti hanno il diritto di esprimere i propri desideri, banali o non che siano per altri, anche se ci troviamo nel bel mezzo di una pandemia che occupa il palcoscenico e invade il nostro quotidiano.
    Abbiamo bisogno di informazioni chiare e dirette. Avere a che fare con rettifiche di ordinanze non aiuta. Un susseguirsi di date che fanno slittare sempre più in là il ritorno alla vita "normale" è, talvolta, angosciante. Informazioni chiare vuol dire ridurre le parole allo stretto necessario, raccontare i fatti e non dare false speranze.
    Questo virus è ancora un’incognita, anche se scienziati di tutto il mondo, uniti mai come prima, stanno indagando sulla sua natura, cercando il suo punto debole. La verità, al momento, è questa: non sappiamo quando riprenderemo a vivere "normalmente", né quale sarà la nostra “nuova normalità”.
    Allora, per il bene di tutti, è forse meglio tacere, per evitare facili illusioni?
    Il "distanziamento sociale” è stato ed è necessario per limitare il contagio e la sofferenza che esso comporta. Ma siamo sicuri che non si poteva fare diversamente?
    Dare, ad esempio, continuità alle lezioni in piccoli gruppi all'aperto era davvero così lontano dalle nostre possibilità? La scuola è il luogo in cui i bambini imparano a stare insieme. Perché non cercare di creare spazio invece di toglierlo, anche in un momento come questo? Perché non sostituire il virtuale con il reale, anche dovendo stare a circa due metri di distanza l’uno dall’altro? Forse con maggiore impegno sarebbe stato possibile?
    La mente non può essere messa in pausa, le nostre vite non posso essere messe in pausa.
    Abbiamo bisogno di concretezza, coerenza e sostegno.
    Si ritornerà a scuola, in biblioteca, al cinema, in riva al mare, sulle spiagge, in montagna, a passeggiare tra la folla, a correre all'aria aperta, in bici, a fare picnic con parenti e/o amici, in giro per negozi, al bar, in pizzeria, al ristorante, in sala da ballo, ...  con un po' di responsabilità in più, forse con mascherina e guanti, forse rispettando le dovute distanze, ritrovando i nostri spazi, la nostra normalità in una "nuova veste".

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    © 2018 Anna De Martino Psicologa Psicoterapeuta |Roccapiemonte, Maiori (Salerno) | Seguimi anche su