
GLI SPAZI ABITABILI
Abitare la cura: genitorialità, relazione, limite
Ci sono spazi che non chiedono di essere attraversati in fretta.
Non spingono, non correggono, non pretendono.
Sono spazi in cui si può stare, anche quando non si è pronti, anche quando non si è perfetti.
Abitare uno spazio non significa occuparlo del tutto.
Significa restare senza invadere, esserci senza annullarsi, lasciare posto all’altro senza scomparire.
Gli spazi abitabili non sono ideali.
Hanno confini, limiti, imperfezioni.
Proprio per questo permettono la crescita: perché non chiedono di essere aggiustati prima di essere vissuti.
La cura non è perfezione, ma presenza.
Il limite non è un fallimento, ma una struttura: i confini necessari per non annullarsi, per restare senza scomparire.
E lo spazio — emotivo, relazionale, educativo, clinico — diventa il luogo in cui si può restare, insieme, senza consumarsi.
Vivere per un figlio
Senza annullarsi.
Attraverso il tema della presenza, dei limiti e della relazione di cura, esploro cosa rende una genitorialità e la cura sostenibili nel tempo:
non la perfezione, ma spazi emotivi e relazionali in cui restare senza consumarsi.

