I FIORELLINI GIALLI PER LEI

     

    fiorellini gialli per mia mamma

     

    Ho passato una vita intera a provare a salvare le persone che amavo, ho passato una vita intera a cercare di salvare mia madre da sé stessa sin da bambina.
    La guardavo, mentre lei era di spalle, riempire il bicchiere di lexotan e contavo quante gocce scendevano, ascoltando il tic; provavo in tutti i modi a farla stare meglio: raccoglievo i fiorellini gialli e glieli facevo trovare sul letto, andavo al suo posto a prendere i miei fratelli a scuola, mi occupavo delle faccende di casa... insomma, ho provato in tutti i modi ad essere la figlia perfetta, perché pensavo che, comportandomi bene, lei diminuisse la quantità di gocce e mi premiasse con la sua presenza, con un abbraccio...
    Tutto questo non è servito a nulla. Mio padre ci aveva abbandonati, lei era depressa, i miei nonni troppi anziani e i miei fratelli troppo piccoli.
    Mi sentivo sola e non riconosciuta, ho iniziato ad odiarla a 15 anni e sono scappata di casa con il primo che ho incontrato.
    Da quella storia è nato un bellissimo bambino, ma la bambina che ero io non ha trovato la pace che tanto desiderava...
    Con il papà di mio figlio ero come con mia madre, mi comportavo in modo perfetto credendo che se mi fossi comportata bene in cambio avrei ricevuto amore, ma non è stato così. Sono stata picchiata, abusata, maltrattata mentalmente e fisicamente.
    Hanno cercato in ogni modo di allontanare mio figlio da me. Ho dovuto lottare con tutte le mie forze per non farlo accadere.
    Un giorno poi, per l’ennesimo litigio, mi lascio picchiare ancora più forte e sfidandolo riscappo da quell’inferno per ritornare nel mio inferno, quello in cui sono nata e cresciuta.
    Ma la storia si è ripetuta: ero ritornata in casa mia, ho riprovato a trovare un equilibrio con la mia famiglia ma appena ci provavo e ci riuscivo, mia madre mi gettava a terra. Ho cercato di nuovo un principe azzurro, in realtà mi sarebbe andato bene anche uno stalliere, perché avevo bisogno che qualcuno mi salvasse, ma non è stato così.
    Ennesimi maltrattamenti ed ennesime delusioni, mi sposo e poi scopro che lui aveva una doppia vita e che il nostro matrimonio era basato solo su bugie.
    Di nuovo, un po' più matura e con la coda tra le gambe, ritorno nel mio inferno dove almeno c'erano i miei angeli: i miei amati e bellissimi fratellini, i miei nonni i quali sono stati il mio punto fermo sin da piccola, il compagno di mia mamma che per noi è stato da sempre una figura presente e il mio amato zio il quale è stato da sempre il mio confidente.
    Poi l'Alzheimer colpisce mio nonno, il tumore mio zio… e la depressione di mia madre diventa incontrollabile.
    Mia nonna non riesce più a sopportare il peso di tutto questo e man mano anche lei inizia a perdere sé stessa.
    Quindi eccomi di nuovo in un altro inferno.
    Mi sentivo di nuovo sola, arrabbiata, abbandonata.
    Non sono riuscita a salvare la mia famiglia, non ero riuscita ad essere la mamma che volevo, la figlia che volevo, non sono riuscita a salvare mio zio, né la relazione tra mia mamma e il suo compagno.
    E mia madre aveva appena lasciato il suo compagno, che per me era un altro pilastro importante.
    Mi ritrovai senza lavoro, senza amici, senza macchina, senza soldi, senza una famiglia.
    Andai in farmacia e comprai le stesse gocce che prendeva mia madre, quel tic era così familiare e quell’odore mi ricordava tanto lei.
    Riempii il bicchiere insieme ad altre medicine e tentai il suicidio.
    Poi, con l'aiuto dell'ormai ex compagno di mia madre, che piano piano e in punta di piedi è diventato per me il papà e il genitore che ho sempre sognato, mi sono rialzata.
    Ma dentro ero rotta, stanca.
    La mia vita era un continuo di alti e bassi...
    Trovai un lavoro, una stabilità con mio figlio, feci nuove amicizie, e mi innamorai di uno splendido ragazzo, ma la depressione mi aveva in pugno e, anche se le cose si stavamo sistemando, io vedevo solo nero; fino al giorno in cui ho bussato ad una porta ...
    Mi aspettavo un ambiente freddo e, invece, mi sono trovata dentro lo studio della dott.ssa Anna de Martino.
    Mi ha accolta con un sorriso che è lo stesso che ricevo ogni giovedì (il giovedì è diventato il mio giorno preferito).
    Ci siamo sedute su una poltrona, la guardavo e, settimana dopo settimana, le ho vomitato tutto quello che avevo dentro.
    Su quella poltrona ho pianto, ho riso ma soprattutto ho capito che “nonostante tutto” devo fare quello che non ho mai fatto: invece di salvare gli altri devo salvare me stessa.
    Fin dal primo instante, abbiamo creato un legame indescrivibile, lei ha creduto in me sin dal primo giorno in cui ci siamo incontrate.
    Lei mi ha insegnato ad ascoltarmi, ad amarmi.
    Lei è l'unica persona al mondo che conosce la vera me stessa.
    Lei mi ha dato la spinta per iniziare a realizzare i miei sogni, mi ha dato la consapevolezza di ciò che sono e di ciò che potrei essere.
    Mi ha insegnato che posso essere io la mamma di cui ho bisogno, posso darmi io l'amore che voglio e che nella mia storia invece del principe azzurro, a salvarmi posso essere io.
    Quando entrai la prima volta nel suo studio ero così demoralizzata perché credevo di essere “pazza”, perché iniziare la terapia per me era una sconfitta, una vergogna.
    Adesso, quando ne parlo con qualcuno, me ne vanto... sono così fiera di aver intrapreso questo percorso.
    Fiera di me, fiera di Anna.
    Spesso le dico che lotto ancora contro quella che sono oggi e quella che ero prima, ma Anna è stata capace di far rinascere la vera me.
    Grazie al mio percorso, adesso sono più forte e sono consapevole che ho ancora tanta strada da fare.
    Sono certa che insieme ad Anna vincerò la guerra tra quella che ero ieri è quella che sono oggi.

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